Non scrivi più, ti dici.
Non scrivi più, ti dicono.
Non leggo più, non scrivo più non ascolto più: sono le tre scimmiette dei portachiavi da bancarella.
I bambini, la moglie, il lavoro, la casa: quando ne parli gli altri annuiscono automaticamente, ma non ascoltano nemmeno: sono frasi fatte che generano solo riflessi pavloviani.
E io corro, dormo poco, mangio male, corro, lavoro tanto, mi ammalo e non riposo, corro a scuola, corro a casa. C’è da fare, c’è da ricordarsi, bisogna andare.
Le riviste rimangono imbustate, i libri si impolverano sul comodino, fugurarsi mettere in fila un pensiero che sia più di 140 caratteri da mettere sul blog.
Poi mi ritrovo a passare momenti apparentemente infiniti a rimuovere la pastina da quasi ogni superficie della casa. Stelline tenaci e a lunga gittata, per quanto tu possa aver già pulito, ce n’è sempre una che sbuca.
Perchè un bambino di qualche mese mangia sì e no il 5% di quello che gli metti nel piatto, il resto è gioco, esperimenti e lanci.
E così, tra una stellina e l’altra, la noia della ripetizione fa sì che il cervello riparta, e che questi svegliandosi riesca a mettere in fila una sequenza di pensieri e frasi che più o meno è quello che ho appena scritto e qualcosa in più che mi tengo per me.
Devo provare col riso, domani.
Comunque vada a finire questa stagione una cosa è certa: se Moneyball non fosse già uscito, gli Oakland Athletics di quest’anno meriterebbero che si dedicasse loro un film e Brad Pitt da solo non basterebbe a riempire il cast perchè gli attori principali sarebbe molti.
Spiegarlo è facile: prendete una squadra e datele il minor budget della lega, riempite lo spogliatoio di ragazzini al loro debutto in Major League, giocatori che le altre squadre non hanno voluto e un marziano piombato in California direttamente da Cuba che per farsi capire deve servirsi di un interprete perchè sa giocare a baseball, ma non ha mai imparato l’inglese.
All’inizio del campionato tutti scuotevano la testa, questa squadra sarebbe arrivata ultima, stretta com’era tra gli stellari Texas Rangers che lo scorso anno erano arrivati alle World Series e gli Angels che avevano fatto gli acquisti più clamorosi.
Poi le cose si sono fatte interessanti, tutti gridavano di sorpresa e guardavano con compassionevole benevolenza a questa squadra di simpaticoni che sembravano divertirsi un sacco.
Come prendere sul serio questi ragazzi che si prendevano a torte in faccia e si esibivano in sgangerati balletti ispirati, guarda caso, a Weekend con il morto?
Ma ora, a poche partite dalla fine della regular season, dopo aver perso i lanciatori migliori per infortuni e una squalifica, gli Athletics hanno vinto solo 3 partite in meno dei dorati Yankees, dove giocano praticamente tutte le stelle strapagate.
Tre partite su 162 sono niente, 55 milioni di dollari spesi per pagare i giocatori contro i quasi 200 degli Yankees invece sono un miracolo: questa squadretta di sbarbati e sfigati ha potenzialmente un piede nei playoff.
Difficile dire se ci arriverà davvero e soprattutto se abbia le armi per combattere alla pari nelle finali, dove tutto è diverso e il mestiere e l’esperienza giocano sempre un ruolo importante.
Sicuramente saranno in molti a ricordare, nelle prossime stagioni, questo formidabile 2012 degli Oakland Athletics e ci sarà più di un padre che racconterà la parabola di questa Armata Brancaleone che arrivò così in alto con così poco.
Succede che uno si fa prendere dalle cose della vita – non scrive più sul blog, non telefona agli amici, appende al chiodo certe cose che ha sempre ritenuto importanti e, soprattutto non controlla periodicamente il suo profilo di Twitter.
E così, quando un giorno sfoglia distrattamente la lista dei follower trova cose così:
Mi sa tanto, che preso com’ero dal vortice delle cose della vita, a qualche bivio ho svoltato deciso e adesso certe occasioni non le colgo più.
Resta comunque la soddisfazione di sapere che i funghi mi trovano interessante.
Ipotizziamo una società che per una convenzione comunemente riconosciuta, si ritrovi numerosa in un luogo pubblico per celebrare una festività – i partecipanti per lo più bambini accompagnati dagli adulti – e che siano, almeno in questa occasione, gli elementi più giovani di questa società ad orientare i consumi e le immediate spese economiche di ciascun nucleo famigliare.
Mettiamo che le convenzioni, o meglio, le tradizioni, prevedano che i partecipanti a questa manifestazione si dotino di una serie di oggetti rituali, tra cui modeste quantità di briciole di materiale cartaceo, ottenute tagliando fogli di carta di bassa qualità , spesso riciclata o di scarto, con procedimenti industriali a bassissimo costo.
Mettiamo che una modica quantità di questi oggetti, normalmente conservati in sacchetti sufficientemente grandi a contenerne almeno il doppio, venga venduta sul luogo del ritrovo collettivo ad un prezzo pari a quello necessario ad acquistare mezzo chilogrammo dell’alimento base della cucina locale.
Aggiungiamo inoltre che, nonostante le leggi prevedano che ogni transazioni commerciale sia accompagnata da una attestazione, e che tali attestazioni siamo utilizzate per determinare in quale misura il commerciante debba contribuire alle tasse che tutti i cittadini sono tenuti a versare per garantire servizi comuni -Â per nessun sacchetto di briciole di carta venduto viene rilasciata attestazione comprovante l’avvenuta vendita.
Ecco, io penso che una società così, se improvvisamente scomparisse, venisse invasa ed assoggettata da un popolo culturalmente più avanzato, o semplicemente diventasse sterile, in fondo non sarebbe una gran perdita.
(Tra qualche decennio, se in qualche modo tutto quello che viene scritto su Internet avrà modo di sopravvivere, qualcuno potrà scoprire che nell’anno 2012, il giorno di carnevale, il prezzo di mercato di un sacchetto mezzo vuoto di coriandoli in una cittadina qualunque della provincia italiana era di 2 euro).