Armi chimiche dietro casa

Grazie a mrjive leggo un articolo di Alessandro Robecchi:

Forse quando hanno finito con Saddam gli ispettori dell’Onu possono venire qui. Se sono bravi a cercare armi chimiche di distruzione di massa e da avvelenamento collettivo, qui non avrebbero che l’imbarazzo della scelta: Priolo, Marghera, un bell’incrocio trafficato di Milano o di Roma.
Chissà se i mefitici generali di Saddam dimostrano, nel nascondere le «pistole fumanti», la stessa fantasiosa creatività dei dirigenti dell’Enichem. Quelli che «allungavano» con soda e calce i rifiuti tossici per farli sembrare meno tossici, quelli che versavano il mercurio nei tombini (cioè in mare). E che del magistrato inquirente, che si aggirava in zona, dicevano «u futtemo», lo freghiamo, chissà come si dice in iracheno.
Come al solito, paga la popolazione civile: ci vuole un bel coraggio per mettere al mondo un bambino a Baghdad, oggi, ma anche farlo a Priolo non è del tutto sicuro.
Corollario italiano: un medico (un primario di pediatria) va ripetendo che nell’impennata delle malformazioni nel triangolo maledetto Augusta-Priolo-Melilli c’è di mezzo il mercurio, e lo dice da vent’anni, e non succede niente. Risparmio stimato dell’azienda, dieci miliardi (lire) all’anno, mettetevi una mano sulla coscienza, una sulla calcolatrice e fare due conti.
(Continua sul sito de Il Manifesto >>)

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