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Archivio di maggio 2006

La mia vita è una playlist

domenica 21 maggio 2006

It was raining from the first
And I was dying there of thirst
So I came in here
And your long-time curse hurts
But what’s worse
Is this pain in here
I can’t stay in here
Ain’t it clear that–

I just can’t fit
Yes, I believe it’s time for us to quit
When we meet again
Introduced as friends
Please don’t let on that you knew me when
I was hungry and it was your world.
Ah, you fake just like a woman, yes, you do
You make love just like a woman, yes, you do
Then you ache just like a woman
But you break just like a little girl.

(Bob Dylan, Just like a woman)

Quando ogni canzone, una canzone a caso, prende significato, di solito comincio a preoccuparmi. Di cosa poi non so, visto che alla fine mi ritrovo sempre al punto di partenza e il callo ormai l’ho fatto.

Due giorni per sempre

lunedì 15 maggio 2006

Sul mio frigorifero c’è un ritaglio di giornale, Due giorni per sempre, dice. Nero su bianco su bianco.
Mi piace leggere quelle parole ritagliate in fretta e appicciate senza pensarci mentre pranzo da solo, e lasciare che i ricordi vadano tutti agli stessi momenti.

If I see through you
Then all is okay
If I see through you
I'll make the day
It circles around you like light
Of night
It becomes you
And it's all right
Directions change
Like a pilot in a storm
And we're moving
Like we've never done before
Vibrations those that make the waves
Move us in different ways
So different days
This won't last long
In all ways
So different days
Wake up they're gone
In all ways
In all ways
I'll pass right by you but won't forget your name
It's the simple way
Now you and I are ramed
It circles around the warmth of day
And the scent of night pushes us on our way
So different days
The vibrations they make the waves
Move us, not them
To trust in all ways
This won't last long
So different days
Wake up they're gone
In all ways
In different days
In all ways

Poi ci sono le notti come queste, senza sonno anche se sei stanchissimo, in cui ogni testo, ogni canzone sembra avere il suo significato.
Buonanotte.

E’ solo un brufolo sentimentale

domenica 14 maggio 2006

Eccolo qua, S.
Fissa il display del cellulare e pensa a quante ore una certa umanità ha passato a fissare telefoni in stanze come queste.
C’è una maglietta non sua buttata sul divano, nessuna cicca nel posacenere.
S. pensa a tutti quelli che al suo posto non si troverebbe in questa situazione, poi a quelli che invece sì, sarebbero incastrati proprio come lui. Aggiunge qualche nome alla prima lista, toglie qualcuno dalla seconda, striminzito elenco di gente perdente in qualche tipo di partita.

Pensa così in fretta S., che smette di far caso ai pensieri, così come alla televisione che è rimasta solo a far luce sulle vene delle mani.
Conta i suoi compleanni S., le sue ragazze, i lavori che ha cambiato e quelli che non ha mai avuto. Una contabilità penosa a cui aggiunge tutta una serie di buoni propositi caduti per strada sempre troppo presto.
L’ultimo era un “mai più” maturato con molta lentezza, che sapeva finalmente di definitivo. Il momento di cambiare decisamente, come se fosse l’ultima uscita di un’autostrada presa per sbaglio, la maturità.

Eccolo qua S. – perso il suo momento di farsi finalmente rincorrere – ancora una volta col fiato grosso dietro una storia buona solo per essere scritta.

-ista

mercoledì 10 maggio 2006

Tutti sappiamo che ci sono storie in cui non viene mai il momento giusto per chiedere il conto.
C’è sicuramente in qualche romanzetto o in una commediola estiva un personaggio che impiega mesi per conquistare una ragazza e poi se la vede soffiare dall’amico più buzzurro che ha.

Così si sente S., con tutti quegli sforzi, per una volta che li faceva convinto.
La pigrizia è un difetto come l’orgoglio, l’impulsività o la paura, è solamente meno eclatante. A memoria solo Goncarov è riuscito a tirar fuori qualcosa di artistico dalla prigrizia del suo Oblomov.
Quando ti scuoti dal tuo pigro torpore certo che ti sembra un’impresa. Titanica. Ovvio che quando poi fallisci miseramente la cosa prende un gusto particolarmente amaro, e finire in quella tua depressione è un attimo. E’ la tua specialità del resto.

Nonostante conosca il copione a menadito, il povero S. anche questa volta non sa bene da che parte aggrapparsi. Musica, alcol, un po’ di sane scrollate di spalle, immancabili propositi di cambiamenti indefiniti. Svolte epocali ragazzi.
Alla prossima.

Grigio

martedì 9 maggio 2006

Squeaky swings and tall grass
The longest shadows ever cast
The water’s warm and children swim
And we frolicked about in our summer skin

I don’t recall a single care
Just greenery and humid air
Then Labor day came and went
And we shed what was left of our summer skin

On the night you left I came over
And we peeled the freckles from our shoulders
Our brand new coats so flushed and pink
And I knew your heart I couldn’t win
Cause the seasons change was a conduit
And we’d left our love in our summer skin

(Death Cab for Cutie – Summer Skin)

Sono giorni di pioggia, sabato Torino mi ha accolto col grigio con cui l’ho sempre ricordata.
Non so quanto tempo sia passato dall’ultima volta che entrai in un bar sotto quei portici che mi sembrano tutti uguali, ordinai la prima cosa che mi venne in mente mentre cercavo un pensiero sensato nella mia testa.
Credo di non essermi mai sentito così estraneo a me stesso come quando presi il treno per tornare a casa. Un automa che funzionava nella vita di qualcun altro.

Ecco che torno a Torino quando mi sento davvero diverso e sinceramente tutto va molto meglio.
i dEUS invece sono sempre gli stessi, forse un po’ invecchiati, ma dal vivo non mi hanno mai convinto. Sembrano svogliati, qualche stecca e un paio di pezzi attaccati davvero troppo veloci.
Le canzoni sono pur sempre quelle e si portano dietro una valanga di ricordi, un altro Peo di tanti anni fa. Via fa drizzare le orecchie anche al Peo di adesso, qualcosa si muove dentro insieme alla linea di basso.
Quando si è felici è più facile accontentarsi.