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Archivio di giugno 2006

Pascolare parole, allevare pensieri

giovedì 29 giugno 2006

Sono arrivato poco prima che il concerto cominciasse.
Ero diretto verso il bar all’aperto quando Giovanni Lindo Ferretti e la banda mi hanno attraversato la strada evidentemente diretti verso il palco. Nonostante la sete, ho cercato una sedia e mi sono seduto giusto quando le luci si spegnevano e le quattro sagome prendevano posto sul palco. Nella mia testa la birra era solo rimandata, avrei ascoltato i primi 4-5 pezzi e poi avrei fatto la fila per togliermi la sete.

Ma i quattro ci hanno inchiodato. I primi pezzi tutti tirati, senza neanche le pause per prendere gli applausi. Al primo stop il pubblico ha fatto qualcosa di molto simile ad un’ovazione.
Rapiti, tutti zitti, non si sentiva davvero altro suono che quelli dal palco.

Giovanni Lindo ha scovato musicisti il cui talento si palesa canzone dopo canzone. Ezio Bonicelli al violino fa da chitarra ed orchestra, Lorenzo Esposito duetta con una versalità sorprendente e improvvisa basi ritmiche.
La scaletta sterza improvvisamente, si impenna, si placa, sdrammatizza. Il violino parte in assolo e la gente batte le mani, urla.
Giovanni Lindo Ferretti sembra più vecchio, a volte inforca gli occhiali. Quando si alza in piedi, mucchietto di pelle e ossa dentro una camicia bianca e scarpe grosse da contadino, la tensione sale sempre un po’.

Inevitabile il bis (“Alba la presero in duemila il 10 ottobre…”) e impossibile dimenticare presto questo mercoledì sera al Paolo Pini.

Febbre, oppure solo caldo

mercoledì 28 giugno 2006

Le città viste dall’alto
mi ricordano i viaggi nello spazio
L’ attimo in cui
le macchine, i palazzi
le nostre giustificazioni
cessano di essere
quello che sono
E diventano macchie
e poi punti
e poi niente
assolutamente niente
Viste a quella distanza
dove la gravità é solo un ricordo
La gravità che trattiene le mie urla
La gravità che vince le mie ragioni
Le città viste dall’alto
mi ricordano i viaggi nello spazio
E’ lì che vorrei essere

Massimo Volume – Vedute dallo spazio

Mio

martedì 27 giugno 2006

Quando l’ho visto la prima volta era alla Hoepli, in lingua originale. Era appoggiato in vetrina in mezzo a volumi molto più sontuosi, e la sua copertina dimessa mi aveva colpito. Il titolo poi è uno dei miei. Lo volevo comprare, ma ero appena uscito e come al solito avevo speso una somma diciamo considerevole. Me lo sono annotato per il futuro, ma me ne ero dimenticato fino ad oggi.
La signora che lo leggeva sul treno aveva promesso di lasciarmelo se lo avesse finito prima di arrivare a La Spezia, ma si sa che i treni non sono mai in ritardo quando serve. E’ destino che lo legga in traduzione.

No!

lunedì 26 giugno 2006

Senza entrare nel merito, è possibile dire sì ad una legge in cui ha messo le mani Calderoli?
Io domani mi faccio 120 chilometri andata e ritorno in 3 ore e voto NO.

Acque chete

domenica 25 giugno 2006

La vita è un miracolo, di Emir Kusturica

“Ordinare le stesse cose
che mangiamo da una settimana
perchè siamo stanchi di novità”

(Massimo Volume, “La città morta”)

No, non sono stanco, ma le novità in questo periodo arrivano ad un ritmo insolito, con una forza che ti spinge come una folla che si accalca alle tue spalle. Vai avanti tuo malgrado, opporsi sarebbe inutile.

Caldo, Massimo Volume, niente libri e situazioni che ti lasciano spiazzato. Comincia così l’estate, a scriverla sembra niente, ma qui ci stiamo dando un sacco da fare.
Chissà che l’amore non sia davvero su un letto volante…