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Zen cittadino

martedì 1 giugno 2010

In questi giorni a Milano l’aria è limpida e – sorpresa rara – se guardi all’orizzonte vedi le Alpi.
Ieri andavo in macchina al lavoro e le potevo vedere in fondo a viale Melchiorre Gioia. Pensavo che ad ogni semaforo un po’ mi avvicinavo a loro e mi son perso a guardarle ad ogni rosso che ho incontrato. Se fossi andato sempre dritto ci sarei arrivato nel giro di un paio di ore.
Svoltare a destra per cercare parcheggio è stato insolitamente doloroso.

Lato A, lato B

sabato 10 aprile 2010

kurt cobainFino a poco tempo fa il tempo era un muro alle tue spalle, potevi solo andare guardarti avanti e mettere un passo dopo l’altro. Da un certo punto in poi, con una rapidità che lascia stupiti, scopri che invece puoi guardarti indietro, che di spazio alle tue spalle nei hai lasciato parecchio a furia di camminare. E’ il tempo che è passato e tu ti senti, per la prima volta, vecchio.

Quella parola tabù che mai avresti immaginato di sentirti appiccicata addosso, adesso sembra riuscire a descrivere una parte di te, come ti senti in certi stupefatti momenti.
Credo che tutto questo si chiami invecchiare, e un segnale indiscutibile è quando cominciano a fare film sui uno dei tuoi miti e sai che presto ci sarà un revival degli anni della tua adolescenza e di tutte quelle cose che hai ancora nell’armadio, nelle scatole lasciate a casa dei tuoi genitori.
La vita è un autoreverse.

A saperlo prima

lunedì 22 marzo 2010

Qualcuno poteva dirmelo prima che a fare il padre ci si sentiva così, ci saremmo evitati tutti decine di post deprimenti su questo blog, tra le altre cose.

Felice tra i pannolini, insomma.

Jazz! (Una dichiarazione di amore)

venerdì 13 marzo 2009

Doveva essere uno di quei pomeriggi da studente, un po’ abulici e malinconici, con entusiasmi fortissimi che si spegnevano improvvisamente.
I pochi soldi che giravano per le tasche andavano spartiti tra macchina, birre alla spina, affitto della sala prove, libri e dischi. Un budget elementare, ma difficilissimo da far quadrare a quell’età.

Quello non era certo il primo, di pomeriggi passati a bighellonare tra librerie e negozi di dischi, a soppesare copertine come fossero oracoli e Nuove Indie ancora inesplorate.
Non dimentico il gusto di trovarsi di fronte a qualcosa di sconosciuto pronto per te, la curiosità e la promessa di nuovo che ti straniava.

Di fronte al reparto musica jazz, passavo in rassegna i primi CD di jazz della mia vita, con le dovute reverenze e con la smania un po’ bulla di adolescente.
La copertina era una delle più brutte, un disegno scuro che a decifrarlo sembrava una pessima copia di un qualche ritratto, strano scegliere lui in mezzo a tanti ammiccamenti grafici: figure pensose, trasfigurate nello sforzo di produrre suoni, ridenti, grafiche piacevolmente retrò.

Dentro c’era una musica strana, con melodie che si frammentavano. Monk, con le sue dita tozze, pestava meno note di quanto un pianista avrebbe fatto, come se fosse controvoglia; John Coltrane, ancora giovane, dilagava con le sue prime mitragliate di note, prendeva le melodie e le spezzattava in minuscole rincorse.

La decisione di un attimo ha aperto un mondo, da allora esplorato abbondantemente, ma quel CD dalla copertina brutta e il titolo banale rimane ancora uno dei preferiti e sicuramente quello più amato.

Da ascoltare: Thelonious Monk with John Coltrane.

Aria fresca

lunedì 9 marzo 2009

Succede che è il tramonto, la luce che muore si porta via tutti i dettgli inutili che ti hanno distratto finora.
Ecco che ad un certo punto certi pensieri che avevi sparso nel giorno tornano tutti insieme.
Una rimpatriata di amici, la carrellata finale di una commedia un po’ di genere. E’ una specie di illuminazione per chi non può permettersene, un flash a primo prezzo.
Improvvisamente tutto torna. Sei consapevole (quando ti ricapita?); per qualche minuto la tua vita è uno spettacolo niente male e tu sei seduto proprio nel posto migliore: in prima fila.