Scuola di giornalismo

Tra i funerali di Simoncelli e l’alluvione in Lunigiana, Libero ci regala un’altra grande indagine giornalistica.

Giochi educativi

la puffetta esce dalla torta

Sarà un segno dei tempi, ma in questo caso un puffo dice più di tante parole.

Distruggere la propria vita (2.0) in un click

Con Web 2.0 Suicide Machine è possibile andarsene una volta per sempre da una vita fatta di false amicizie, pettegolezzi e chiacchiere inutili. E non scrivetelo su Facebook.

Qui un tempo era tutta campagna

Dopo le ultime disavventure di Gmail torno ad applicazioni che rischiavano di essere spinte in soffitta dalle moderne meraviglie del cloud computing e della filosofia “tutto online” di Google.

Google Reader nasconde i siti da cui non ci sono aggiornamenti e così possono passare anche degli anni prima che ti accorga che l’ultimo post di un certo blog risale al 2007, che un sito non esiste più dal 2009 e che – oddio, leggevi davvero quella roba?!?
Per fare la conta dei caduti è bastato trasferire le mie sottoscrizioni RSS da Google Reader a Thunderbird.
Sono decine, quasi tutti sono passati nel giro di un paio di anni da 30 post al mese ad una mortale sterilità.

Li capisco, erano tempi in cui tutti aprivano il blog, tutti avevano qualcosa da dire, qualcosa di cui erano esperti.
Poi sono arrivati Facebook, i primi figli, forse anche un lavoro diverso; gli interessi si sono annacquati e si è trovato chi è più esperto ed informato degli altri.
Mi chiedo quanti usino ancora RSS, col suo essere “really simple” più a parole che nella realtà della pratica.
C’è stato un tempo, su Internet, dove ovunque c’era l’iconcina arancione con le parentesine concentriche, adesso hanno tutti il bottone blu di Facebook e si clicca “Mi piace”.

Come sempre su Internet, sono pochissimi anni, ma sembran secoli

(Breve) picnic sul ciglio della Zona

Dove sono finiti gli scrittori russi di una volta?
Se non li avete in casa andate in una qualsiasi libreria e soppesate un romanzo di Tolstoj o Il Dottor Zivago. Sono centinaia e centinaia di pagine.
Ne L’idiota Dostoevskij ci mette 27 capitoli per raccontare una sola giornata del principe Myskin.
E chi ha scritto Anna Karenina o Guerra e Pace?

Non so se ho cominciato ad amare la letteratura russa anche per i suoi tomi voluminosi, per i fiumi di parole che Dostoevskij dettava alle sue stenografe (di cui poi si innamorava), certamente ho una certa predisposizione ad aspettarmi considerevoli risme di carta, se un libro arriva da al di là degli Urali.

Ed ecco che mi imbatto in un romanzo di fantascienza scritto da due fratelli russi nel 1972: 206 pagine, che fa più o meno 100 pagine a testa.
Troppo poco se ti buttano in un mondo altro, fantascientifico ma quasi verosimile, se ti fanno imbattere negli stalker e poi te li fanno morire tutti prima ancora che tu possa dire di conoscerli.
E che dire della Zona, questo posto di cui non vorresti certo svelare i segreti, ma delle cui leggende diventi subito avido, come un qualsiasi avventore del bar dove gli stalker tornano dopo le loro pericolose incursioni senza neanche la forza per raccontare quello che hanno visto.

Sì, il difetto di questo romanzo è che dura troppo poco, e ti lascia a chiederti che fine avrà fatto il Roscio, come stanno Gutta e la Scimmietta.
Sono comunque tutti perdenti, tutti povera gente, come li chiamava Dostoevskij.