Pacato ultimatum???

Alle ultime elezioni mi sono rifiutato di votare PD e sono rimasto a sinistra. Un voto sprecato, secondo molti, sicuramente per niente rappresentato dal parlamento di oggi, ma sicuramente meglio di un voto ad uno che quando si incazza (dice lui) lancia un pacato ultimatum.

Pare che gli unici rimasti a fare un minimo di opposizione a Berlusconi (non – come piace far credere a lui – dal punto di vista personale, ma su quello politico e sociale) siano i giudici. E questi giudici, se lasciati soli a gridare la parola “legalità” passano facilmente per dei fanatici o dei comunisti.

Per un paese con una grande crisi economica e sociale, con redditi che sono piombati a picco verso la povertà, competitività e crescita pari a zero e il governo si sente di aver fatto abbastanza per gli italiani togliendo l’ICI. Poco importa se così quel poco che dei Comuni ancora funzionava è in grave rischio, adesso è tempo di passare a risolvere altri problemi più importanti, problemi che angustiano tutti quelli che incontri dal panettiere: le intercettazioni, i processi, il sistema televisivo. Problemi di importanza vi-ta-le.

Il Caimano avrà pure cambiato pelle in campagna elettorale, ma solo un ingenuo poteva pensare che fosse cambiato.

Veltroni ancora adesso stenta, tace, abbozza.
I fascisti governano la sua Roma, si parla di leggi razziste, di interventi che sanno tanto di ronde militari, si delegittima ancora una volta il sistema giudiziario che è uno dei cardini fondamentali di ogni democrazia, ci si arroga sfacciatamente l’impunità per ogni reato che sia commesso da una sola persona che si pone evidentemente al di sopra di tutti gli altri.

E dopo tutto questo l’unica cosa che riesci a fare è lanciare un pacato ultimatum?

Citando citazioni

Dice Spinoza:

I governi Berlusconi sono come i film di Rambo: in entrambi il protagonista è un disadattato che vede comunisti ovunque.

E così ho fatto una citazione citandone un’altra, con effetto sicuramente pioneristico nello campo dei larsen referenziali. Chi coglie la seconda citazione sicuramente si vergogna delle scarpe nuove (ecco l’aiutino).

Uno torna da un viaggio in un altro continente ed è troppo impegnato a non sembrare un personaggio dello spot di Costa Crociere per seguire anche le nomine del nuovo governo, ma sentire parlare di un Berlusconi Quater causa malesseri paragonabili alla maledizione di Montezuma. E poi c’è Calderoli col suo maiale, Schifani e la sua faccia e tutta un’allegra brigata…

Non è un bel comitato di bentornato, insomma.

Amaro

Pochi giorni fa, in uno di quei posti che ti fanno capire di essere a Milano, pullulanti di gente di ogni tipo e da e per ogni dove, c’erano conteporaneamente volontari di un partitino di sinistra che volantinavano e gli adepti di Dianetics con le loro pubblicazioni.
L’interesse per questi due presidi umani da parte dei passanti era identico: praticamente nullo. Se nessuno rallentava nemmeno un po’ per curiosare tra i tanti titoli scritti da Ron Hubbard e seguaci, tantomeno pochissimi si degnavano di accettare i volantini che i volontari porgevano entusiasti. Sorridevano tutti alla gente che passava. Erano allegri e fiduciosi.

Passando ho notato un adesivo con i colori del Partito Democratico. Era stato incollato su un palo di servizio per i tassisti, appena sopra la scritta “Fuori servizio”.

Stamattina cammino per Milano  e penso che quasi una persona su cinque di quelle che incontro ha votato Lega.

Faccio mentalmente due conti, escludo gli astenuti, i non aventi diritto e senza essere troppo preciso mi rendo conto che sono tanti. Non sono nascosti, sono qui, girano per Milano proprio come sto facendo io. Li posso incontrare, trovarmeli davanti in fila al supermercato, dal medico, sulle scale di casa.

Sì, forse sto aprendo gli occhi un po’ tardi, ma stamattina mi rendo conto davvero di cosa sia questo Paese. Non è di sinistra, come diceva Michele Serra ieri su la Repubblica, forse non è nemmeno di destra (anche se ho i miei dubbi).
Ma di certo è un Paese miope, egoista, ignorante e qualunquista. Ondivago e scomposto nelle sue reazioni.

Siamo in evidenti difficoltà, ci sentiamo insicuri, impauriti, poveri. Almeno la metà di noi ha scelto una politica impostata sul personale dei suoi leader e del suo stesso elettorato. Abbiamo scelto di credere a promesse che suonano false per tutti, a sogni che puzzano un po’ di vecchio. Abbiamo scelto un leader che parla solo di sè perchè anche a noi piace pensare solo a noi stessi.
Vediamo gli altri come tutti estranei, se non addirittura nemici. Abbiamo scelto di ignorare il mondo che sta cambiando e tentiamo di chiuderci a riccio con le popolazioni che bussano alle nostre porte, illusi di poter stare in una campana di vetro.
Immigrati? Solo quando sono invisibili, quando lavorano e stanno zitti a poco costo. Altrimenti sono da ignorare o da cacciare via. Poco importa se il mondo sta cambiando, se la gente si sposta anche per colpa di come noi viviamo, se tanti di noi hanno avuto i nonni o addirittura i genitori emigranti.
Abbiamo la memoria molto corta noi Italiani.

Ed ecco che stamattina, per la prima volta seriamente in tutta la mia vita, mi chiedo se davvero voglio stare qui, se mi sento italiano come gli altri.
Penso alle mie colpe, ma mi chiedo soprattutto dove possono stare le mie aspirazioni, come sarà vivere qui tra 10 anni e cosa potrò offrire ai miei figli, se verranno.

Stamattina cammino e penso che ci sono paesi forse non migliori dell’Italia, ma che ti lasciano ancora sognare un futuro migliore – scusate la frase fatta – e sono addirittura a portata di carta d’identità.

Se mastico amaro non è per la sconfitta di un partito politico che mi rappresenta solo in parte, ma per i miei connazionali, che al di là dei distinguo delle percentuali di voto, dello storico delle precendenti elezioni, del voto di protesta e dell’astensionismo, confermano il loro carattere per quello che è stato negli ultimi 60 – 70 anni.
“Pittoresco”, lo definiscono gli stranieri quando vengono qui in vacanza.

Ecco, io qui vorrei starci in vacanza.

Quando si dice essere in buone mani

A volte basta poco per capire certe cose, anche se magari a distanza di qualche tempo.
Se all’epoca della guerra a Saddam buona parte degli americani non sapeva indicare l’Iraq sulla cartina geografica, adesso il consigliere alla sicurezza di Bush confonde ripetutamente il Nepal con il Tibet, facendoci capire qualcosa sulla politica estera degli Stati Uniti e soprattutto sulla preparazione dei governanti.

Siccome la settimana prossima sarò in Nepal spedirò una cartolina in più, destinatario: Stephen Adley, Casa Bianca.

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