Insegnatemi le insegne

Delle tante fasi che possono definire la vita di un uomo c’è quella in cui una donna, sorridendo, gli dice che è vecchio.
Entrambi sanno che è uno scherzo e tra loro può nascere una di quelle rare amicizie tra uomo e donna sulla cui esistenza di disquisisce più frequentemente di quanto non si faccia sul Sasquatch, oppure i due finiranno a letto in un tempo tra il breve e il medio-breve.
Esiste poi invece una fase molto simile alla prima, in cui la donna in questione è ormai tua moglie (quanto finite a letto in quel senso non interessa a nessuno), e lei comincia a dirti che “fai cose da vecchio”. Non scherza e probabilmente ha ragione (il fatto che sia tua moglie e concordi che abbia ragione su qualcosa potrebbe rientrare nella casistica Sasquatch di cui sopra): sei vecchio.

Hai avuto quella sensazione già qualche giorno prima quando, fermo ad un semaforo, hai letto sull’insegna di un bar Healty Jungle Bar e mentre ti chiedevi cosa diamine fosse un jungle bar ti sei visto sul viso la stessa espressione che aveva tuo nonno quando 15 anni fa cercavi di spiegargli Internet.
Nel tuo intimo stavi ancora cercando di spiegare a te stesso cosa potesse essere una ristoranteria (ti vergognavi di chiederlo era perchè sarebbe stata l’ennesima prova del fatto che cominci ad essere troppo vecchio per capire quello quotidianamente ti succede intorno) quando hai parcheggiato l’auto e hai avuto l’epifania definitiva:

sull’insegna di una panetteria di periferia stava scritto Panetteria Tal dei tali… l’emporio del frumento.

Emporio.
del frumento.

Gli anni che ti mancano da vivere li passerai a cercare per il centro di Milano (da sempre più elitario delle periferie che lo circondano e lo assediano) un molto snob Club del Glutine.
Se lo troverai potrai affermare che, nonostante l’età, sei riuscito a prendere per la coda lo spirito dei tempi.


Comandare Raspberry Pi usando Telegram

Ho tirato fuori dalla polvere una vecchia Raspberry Pi e, grazie a motionEye, l’ho trasformata in un sistema di videosorveglianza artigianale più che adatto alle mie esigenze.
Usando il rilevatore di movimento combinato con Pushover, ho un sistema che mi avvisa nel caso qualcuno entrasse in casa mentre non ci sono. Fortunatamente fino ad adesso ho collezionato solo molti scatti dei viaggi del mio gatto fino alla sua ciotola e documentato i suoi invidiabili pisolini pomeridiani.

Disattivare però motionEye quando mi trovo in casa per evitare che scatti l’allarme ogni volta che passo dal soggiorno è abbastanza scomodo: devo loggarmi al Raspberry Pi via ssh e digitare ogni volta il comando di stop.
Stavo cercando se ci fosse il modo di creare un bottone fisico, quando mi sono imbattuto in un articolo che spiega come sia possibile impartire comandi a distanza usando il sistema di messaggistica Telegram.

La configurazione è abbastanza agevole, ma la parte di compilazione, su una board di prima generazione ha richiesto ben di più della classica pausa caffè.
(Se la compilazione non andasse a buon fine con un errore simile:

telegram-cli: tgl/mtproto-utils.c:101: BN2ull: Assertion 0' failed. SIGNAL received

date un’occhiata a questa soluzione, basta commentare una riga e ricompilare).

Una volta effettuati tutti i test del caso, ho voluto trovare il modo di automatizzare anche l’avvio di Telegram.
Le istruzioni di configurazione del demone mi hanno demoralizzato quasi subito, così ho optato per una soluzione meno elegante ed efficiente, ma decisamente più alla mia portata.

L’opzione -d permette di lanciare il client come demone, non resta quindi che farlo partire in automatico all’avvio e il gioco è fatto.

$ bin/telegram-cli -k tg-server.pub -d -v -s action.lua

Quindi usiamo cron per lanciare il comando all’avvio:

$ crontab -e
# lancia telegram demonizzato all'avvio
@reboot /home/pi/tg/bin/telegram-cli -k tg-server.pub -d -v -s action.lua

Editando poi il file action.lua è poi abbastanza facile creare tutti i comandi che si vogliono.

if (msg.text=='start-motion') then
   os.execute('systemctl start motioneye')
   send_msg (msg.from.print_name, 'motionEye avviato!', ok_cb, false)
end

No, non ve lo sognate: il vostro iPhone è più lento di quando lo avete comprato

Finalmente Apple ha ammesso tra i denti quello che la maggior parte degli utenti sospettava già da tempo: gli aggiornamenti di iOS limitano intenzionalmente le prestazioni del dispositivo dopo un certo lasso di tempo.
Quella di un progressivo rallentamento del proprio dispositivo non è quindi solo un’impressione, ma un dato reale.
Apple sostiene (come sempre) di farlo per il bene degli utenti: limitare le prestazioni del processore nei picchi di utilizzo manterrebbe efficiente più a lungo la batteria, vero tallone di achille di ogni dispositivo mobile.

Come al solito, Apple si arroga il diritto di scegliere cosa è meglio per i suoi utenti senza nemmeno informarli nè tantomeno dar loro possibilità di scelta.

In questo caso il conflitto di interessi è ovvio: chi produce e vende l’hardware è lo stesso soggetto che gestisce in maniera diretta ed indiretta tutto il software che può essere installato sul dispositivo.
Un dispositivo che perde progressivamente reattività creerà nell’utente il desiderio di un prodotto più nuovo che possa garantire prestazioni migliori, almeno fino a quando Apple non deciderà che è ora di cambiarlo con un modello successivo.
Quello che Apple ha messo in atto è vera e propria obsolescenza programmata, come un produttore di lavatrici qualsiasi.

Verrebbe da buttare il vecchio iPhone alle ortiche e buttarsi a capofitto su uno dei tanti scintillanti smartphone Android acquistabili a prezzi più popolari, ma chi ha voglia di buttarsi completamente nelle braccia onnipotenti e onnipresenti di Google?

Aggiornamento: secondo quanto riferisce Wired.com, Apple avrebbe cominciato il throttling solo nell’ultimo anno e per i modelli dal 6 in avanti, quindi se il vostro 4s è un mattone, ha fatto tutto da solo (o quasi).
L’articolo di Wired succitato ragiona un po’ meno a caldo sull’argomento.