Passano gli anni, arrivano le pandemie, ma Windows…

In piena ansia da pandemia, continuiamo a ripeterci che niente sarà più come prima.
Invece qualcosa – dalle nostre prime avventure informatiche ad oggi – non ci ha abbandonato: il blue screen of death, la fatidica schermata blu che ogni utente Windows conosce.
Grazie per questa certezza in momenti così difficili.

Ricordiamo tutti i crash improvvisi quando semplicemente collegavamo un mouse USB a caldo o stavamo facendo la più banale delle operazioni.

Avremo perso dati, lavori importanti e ore del nostro tempo, ma non la sicurezza che Windows sarebbe sempre stato lì a regalarci il brivido dell’imprevisto, dal 1985 ad oggi, anche su Windows 10.

Libreoffice e MacOS Catalina: gioie con qualche dolore

L’introduzione di MacOS Catalina non è stata indolore per molti utenti: il definitivo abbandono delle applicazioni 32-bit ha costretto molti ad un po’ di lavoro extra, mentre alcune funzioni di sicurezza del nuovo sistema operativo Apple a volte creano qualche problema, soprattutto con le applicazioni provenienti da sviluppatori non certificati.

Questa ridda di cambiamenti nella piattaforma possono essere la causa di qualche bug, come nel caso di Libreoffice.
Una nuova installazione della versione 7.0 su un Macbook appena inizializzato aveva problemi nel salvataggio dei file: cliccando sull’icona di salvataggio il sistema sembrava andare in blocco per qualche secondo per poi tornare reattivo ma senza aver effettuato il salvataggio nè tantomeno aver fornito un messaggio di errore esplicativo.

Cercando in rete mi sono imbattuto nella segnalazione di questo bug, probabilmente dovuto all’installazione del language pack.

Seguendo le istruzioni, è bastato spostarsi nella cartella Applicazioni del mio Mac

$ cd /Applications

e digitare il comando:

$ codesign -vvv --deep --strict LibreOffice.app

Usare Youtube-dl per scaricare più URL

Nonostante ultimamente qualcuno gli stia mettendo i bastoni fra le ruote, youtube-dl rimane uno dei tool più soprendenti in ambiente software libero.
Oggi ho scoperto che riesce anche a scaricare senza problemi i filmati di Facebook.

Come fare però se i filmati che ci interessano sono molti?
Nessun problema, basta creare un semplice file di testo:

$ nano lista_video.txt

inserendo un indirizzo per riga:

https://indirizzo.uno/video.php
https://indirizzo.due/altro_video.php
...

A questo punto non serve altro che darlo in pasto a youtube-dl con l’opzione -a oppure --batch-file:

$ youtube-dl -a lista_video.txt

Giocare a Return to Castle Wolfenstein nel 2020

Tutta colpa del Covid-19.

Costretto in casa dal lockdown per lunghe settimane, tra spazi domestici da dividere e didattica a distanza da gestire, campionato di MLB fermo – cosa mai potevo fare?

Ho ripensato ad uno dei pochi videogiochi che mi hanno appassionato: Return to Castle Wolfenstein, con cui ho passato tante ore nei primi anni 2000.

Sembra passato un secolo, ma una veloce ricerca mi dice che ci sono ancora appassionati che ci giocano in rete nella versione Enemy Territory o nel port open source ET:Legacy.
Per il gioco single player invece sono fioriti diversi intriganti mod, molti dei quali vengono ancora aggiornati.

Nonostante possieda ancora il CD originale, da anni ormai non uso più Windows, quindi il primo problema è stato far girare il gioco su Linux: nessun problema con il motore libero iortcw. Basta installarlo e poi recuperare dall’installazione originale i file .pk3 necessari copiandoli nella cartella del gioco.
Sono disponibile anche le patch di localizzazione, italiano compreso.
RTCW gira benissimo anche su macchine datate con dettagli grafici e risoluzione più che adeguati.
Nel mio caso il computer era un vecchissimo iMac del 2008 con Debian testing.

Stesso discorso per il multiplayer ET:Legacy : installazione e giocabilità perfetti su Linux.
Le note dolenti sono cominciate quando ho voluto provare a giocarci su un iMac più recente su cui è installato MacOS 10.15 Catalina.
Questa versione di MacOS ha del tutto abbandonato il supporto per le applicazioni a 32-bit, rendendo di fatto inutilizzabile la release 2.76 di ET:Legacy.
Si prevede che la prossima versione permetterà il supporto a 64-bit, ma il suo rilascio è atteso ormai da molto tempo senza nessuna previsione su quando sarà pronta.

“Nessun problema” – mi dico “ci sono i sorgenti: compilo da me!” . Le istruzioni sembrano dettagliate, ho già Homebrew installato, mi sembra di essere già a buon punto. Del resto non è la prima volta che compilo qualcosa da me.
Nonostante diversi tentativi che mi hanno portato a risolvere un errore dopo l’altro solo per trovarne sempre uno nuovo, stavo per gettare la spugna quando mi imbatto in questo progetto di un ragazzo portoghese, una build non ufficiale appositamente compilata per MacOS Catalina.
Installando il file .dmg non si riscontrano problemi, solo qualche trascurabile glitch grafico peraltro molto casuale.

Così posso tornare a farmi sparacchiare addosso nelle mie mappe preferite in attesa della release ufficiale 2.77!

Canonscan 200 Lide con Debian

Cosa c’è di più ovvio da fare in questi giorni di quarantena che andare a frugare tra le vecchie cose con il velleitario intento di mettere un po’ di ordine?
Ecco che su uno scaffale a prendere polvere trovo un vecchio scanner Canon, un Canoscan 200 Lide.

Collegato all’ancor più vecchio iMac su cui è installata Debian Bullseye, viene riconosciuto immediatamente. Bingo!

La prima scansione di prova però presenta una barra nera che si estende verticalmente su tutta l’immagine, più o meno così:

https://i.stack.imgur.com/b3gij.jpg


Collegato a Mac OS lo scanner funziona invece regolarmente, così da poter escludere che sia un problema hardware.

Tornato a Linux, dopo aver installato sane riesco a far diventare la barra verticale da nera a semplicemente più chiara, ma sempre molto fastidiosa.

Qualche ricerca su Internet mi porta a ritenere che il problema sia nella versione più recente del pacchetto sane-backends, così decido di provare con l’ultima versione che sembra funzionare, la 1.0.25 .

Decido di provare con i sorgenti Debian con l’ultima versione disponibile, così come suggerito qui:

$ sudo apt-get source libsane

L’installazione potrebbe chiedere il pacchetto dpkg-dev, nel caso installatelo.

A questo punto dobbiamo editare un file

$ cd sane-backends-1.0.27/backend/

$ nano -c genesys.c

le righe da modificare sono quelle dalla 2075 alla 2077 e vanno modificate così (in neretto le modifiche da applicare):

if (dev->model->flags & GENESYS_FLAG_SHADING_REPARK && dev->model->cmd_set->slow_back_home)
    {
      status = dev->model->cmd_set->slow_back_home (dev, dev->model->flags );

Salviamo, usciamo dall’editor e compiliamo (installate eventuali dipendenze necessarie):


$ sudo apt-get build-dep libsane
$ cd sane-backends-1.0.27
$ dpkg-buildpackage -rfakeroot -uc -b

Qui il mio vecchio iMac di 12 anni ha lavorato per un po’, su un computer più recente la compilazione non dovrebbe richiedere troppo tempo.
Se tutto va come previsto, dovreste avere il pacchetto pronto da installare:

$ sudo dpkg -i libsane_1.0.27-3.2_amd64.deb

Se richiesto, nella stessa cartella troverete anche i .deb con le necessarie dipendenze.

Alla prima prova lo scanner funzionava già perfettamente, ma potrebbe essere opportuno un riavvio del sistema.

Non resta che impedire che il pacchetto venga sostituito con un aggiornamento successivo:

$ sudo apt-mark hold libsane