Book p0rn

Non so se vi è mai capitato di parlare con una donna diciamo procace e trovarvi continuamente nell’imbarazzante consapevolezza che invece di guardarla negli occhi mentre vi sta parlando, il vostro sguardo cada inevitabilmente e (sigh) ripetutamente sul suo generoso décolleté.

Ecco, è già la seconda volta che a me capita questo: vado a casa di questi conoscenti che nell’ingresso hanno una monumentale libreria: zeppa di libri tutti diversi, disordinata – uno splendore.
E’ lì davanti che ci scambiamo i convenevoli durante la consegna e restituzione dei figli, e siccome per loro è sempre “ancora 5 minuti”, capita che si facciano due chiacchiere.
Il problema è che, nonostante i conoscenti in questione siano persone simpatiche che dicono anche cose interessanti, ogni volta mi sorprendo a vagare con lo sguardo fra i titoli della suddetta libreria mentre loro mi parlano ed è solo a fatica (e per poco tempo) che riesco a riportare il mio sguardo dove l’educazione vorrebbe.

Quando entro in una casa, se posso, subito mi fiondo a curiosare fra i titoli a portata d’occhio. Chissà che non mi dicano qualcosa dei padroni di casa, chissà che non mi sorprenda un volume che proprio non mi sarei aspettato.
Le collezioni di dischi sono ormai praticamente sparite dalle case, i libri ancora resistono forse perchè siamo più affezionati alla carta che al vinile, forse perchè il formato elettronico che li dovrebbe sostituire non è pratico come invece accade per la musica e per i film, o semplicemente in qualche caso qualche volume nel posto giusto è il complemento d’arredo perfetto.

Non me ne vogliano questi cari amici: la prossima volta obbligatemi a sedermi in soggiorno davanti alla TV e giuro che la mia attenzione sarà tutta vostra.

ET:Legacy 2.77!

Di recente ho scoperto con piacere che è ancora possibile giocare a Return to Castle Wolfenstein e soprattutto alla sua evoluzione online ET:Legacy.
Di ET:Legacy, il port libero di Enemy Territory, è da poco uscita la nuova versione 2.77 che tra le altre cose supporta nativamente le ultime versioni di MacOS.

Sulla mia installazione di Linux Mint 20.1 Ulyssa i binari precompilati continuano a dare problemi in fase di esecuzione, ma Flatpak corre in aiuto della mia pigrizia: ET:Legacy è già pronto per essere installato!

Problemi audio con webcam Logitech C310

la webcam Logitech C310

In tempi di didattica a distanza una postazione in più in famiglia fa molto comodo, quindi ho rispolverato una vecchia webcam Logitech C310 e connesso ad un quasi altrettanto stagionato PC a cui Linux Mint ha dato nuova vita.

Mint riconosce senza problemi la webcam, la qualità video è più che accettabile e funziona quasi senza intoppi con Skype, Zoom, Google Meet, Wire e ogni altra app di videoconferenza che i nostri figli possano usare.

L’unico problema, già riscontrato con Elementary OS 5.1, era che a volte il microfono integrato non si avviava oppure riproduceva la voce ad una frequenza altissima che faceva assomigliare tutti ad Alvin and the Chipmunks.

Ogni tanto bastava scollegare e ricollegare la webcam, altre volte invece era necessario un riavvio.

La soluzione è arrivata, dopo molti tentativi nella configurazione di pulseaudio, da un vecchio post in un forum.

Il problema è si verifica quando la webcam non riesce ad impostare la corretta frequenza di campionamento a cui acquisire l’audio del microfono.
E’ quindi sufficiente indicare un rate specifico.
Se non è ancora presente occorre creare il file .pulse/daemon.conf nella cartella home di ciascun utente e aggiungervi la stringa

default-sample-rate = 16000

quindi riavviare pulseaudio:

$ sudo pulseaudio --kill && pulseaudio --start

Il microfono funziona regolarmente!
A quanto leggo la soluzione è applicabile anche a modelli analoghi come la C270 e la C510.

La trappola

Ci siamo capitati quasi tutti.
“Se è gratis, il prodotto sei tu”, dice quello che ormai è divenuto un adagio, e ormai ne siamo tutti consapervoli: app, software e servizi gratuiti non sono certo beneficenza nei nostri confronti: Google e Facebook sicuramente non sono diventati colossi economici di livello mondiale facendo i buoni samaritani.
Eppure usiamo continuamente “quel servizio”, giochiamo a “quel giochino”, non facciamo più a meno di quella “app comodissima”, che anche se è gratis ha più di quanto ci serva.
Concediamo nostri dati personali? Non abbiamo nulla da nascondere – e poi a chi vuoi che davvero interessi quale cibo preferisco o chi frequento nel mio tempo libero?

Arriva poi un momento in cui la casella di posta elettronica smette di funzionare per un’intera giornata, oppure il servizio X smette di funzionare.

Calma, c’è il supporto tecnico, facilmente contattabile in un paio di click via chat (ma parlerai con un bot) oppure via mail, dove la prima risposta che riceverai sarà quella di un risponditore automatico:

Hello,


This is an automated message acknowledging your recent submission for help to XxXXXXX Care.
 
Please don't reply to this email, as this email address is used for outgoing mail only.
 
• If you reported abuse, we will investigate and take action where appropriate, and may be contacted if additional information is required to complete our investigation. We appreciate your efforts to make our community better.
 
• If you are submitting a request for assistance, or asking a question, a representative will respond as soon as possible.
 
Your Case Number is:xxxxxxxxxx

OK, fin qui ok.

Il giorno dopo arriva un sondaggio sul grado di soddisfazione del servizio clienti (avessi mai parlato con uno straccio di essere umano o fosse stato fatto un minuscolo intervento per risolvere il mio problema, ma nel frattempo sembra che stiano lavorando per me:

Hello,
Thank you for contacting XxXXXXX. We are very sorry for the trouble you are having. 
We'll get this over to our engineering team so they can get this fixed as soon as possible for you.
We apologize for the inconvenience and appreciate your patience in this matter. 
Have a good day and pleasant playing! Thank you for choosing XxXXXXX!
Thanks,

Silenzio.

Passano 10 giorni, risollecito: la risposta è tanto rapida quando disarmante:

Hi Enrico,

Thanks for getting back to us.
 I'm sorry, but it's taking longer than we expected to fix this. Rest assured, we’re focused on getting this corrected for you.
There are several factors that go into resolving this type of issue including diagnosing, troubleshooting, and implementing the fix. As such, we're unable to provide an estimated time for when this issue will be resolved.
We appreciate your continued patience while we work to get this fixed as quickly as possible.

Regards,

Poi in effetti ragiono: a che pro impegnare risorse per il supporto tecnico di un prodotto gratuito?
Non pago nulla, quindi perdere un cliente non comporta un immediato mancato introito e la società ha ormai una marea di miei dati a sua disposizione che potrà usare ormai indipendentemente dal mio grado di soddisfazione.
In ultimo, ho usato il servizio (e spesso anche molti altri della stessa società) per tempo sufficiente a rendermi dipendente da una sorta ecosistema e a rendere un eventuale abbandono molto dispendioso in termini di fatica, tempo e conservazione dei dati.

Risultato: niente servizio e tanta pazienza.

Gratis non è sempre bello.

Aggiornamento doveroso: problema risolto il 18 febbraio.

Creare un veloce sito WordPress con Docker e Raspberry Pi

Mi è capitato di dover effettuare importanti modifiche ad un sito realizzato con WordPress e avere le necessità di condividere il lavoro con altre persone.
Invece di “pasticciare” sul server di produzione, ho pensato di utilizzare il Raspberry Pi 4 che ho in casa come server di sviluppo.
Siccome il Raspberry in questione svolge già una miriade di compiti, per non smanettare troppo ho deciso di usare Docker, così da avere un’istanza preconfigurata di WordPress facilmente installabile e rimovibile quando non mi servisse più.

Su Docker Hub esiste l’immagine ufficiale di WordPress, ma si appoggia ad un database MySQL che non sembra funzionare sull’architettura ARM del Raspberry Pi.
Ho quindi scelto un’immagine specifica per ARM e l’installazione è andata liscia.

Questo è il mio file docker-compose.yml:

version: '3.1'
 services:
 wordpress:
     image: wordpress:latest
     container_name: wordpress
     restart: always
     ports:
       - 8080:80 # il sito comunicherà con l'esterno attraverso la porta 8080, modificabile a piacere  
     environment:
       WORDPRESS_DB_HOST: db
       WORDPRESS_DB_USER: test
       WORDPRESS_DB_PASSWORD: password
       WORDPRESS_DB_NAME: test
     volumes:
       - /opt/docker/wordpress/data:/var/www/html #per comodità ho creato una cartella dove archiviare i file di WordPress
 db:
     image: biarms/mysql # ho modificato questa riga per utilizzare l'immagine MySQL di biarms per ARM
     restart: always
     environment:
       MYSQL_DATABASE: test
       MYSQL_USER: test
       MYSQL_PASSWORD: password
       MYSQL_RANDOM_ROOT_PASSWORD: '1'
     volumes:
       - db:/var/lib/mysql
 volumes:
   wordpress:
   db:

Non sono un esperto di Docker, quindi probabilmente tutto si potrebbe fare meglio di così, ma in questo modo nel giro di pochi minuti ho avuto un’istanza funzionante di WordPress raggiungibile all’indirizzo http://<IP_RASPBERRYPI>:8080 .

Perchè il sito fosse raggiungibile anche dall’esterno mi è bastato utilizzare il reverse proxy Nginx già presente nella mia configurazione (a voi il divertimento eventuale di configurarlo e aprire le porte del vostro router casalingo, sul web trovare migliaia di tutorial e how-to) aggiungendo queste righe al file .conf già presente in /etc/nginx/sites-enabled :

location /test/ {
        proxy_set_header X-Real-IP $remote_addr;
        proxy_set_header X-Forwarded-Proto $scheme;
        proxy_pass http://0.0.0.0:8080;
        proxy_set_header Host $host;
        proxy_set_header X-Forwarded-Host $host;

Dopo aver riavviato Nginx

$ systemctl reload nginx.service

la mia installazione WordPress è raggiungibile digitando http://MIO_INDIRIZZO_IP/test .

Però si era detto che questo sarebbe stato un sito di prova e non è bello che sia accessibile da chiunque.
Per questo ci viene in soccorso la basic authentication di Nginx : basta creare gli utenti desiderati con il comando :

$ sudo htpasswd /etc/apache2/.htpasswd utente1

e poi editare ancora il precedente file .conf di Nginx :

...
 location /test/ {
        proxy_set_header X-Real-IP $remote_addr;
        proxy_set_header X-Forwarded-Proto $scheme;
        proxy_pass http://0.0.0.0:8080;
        proxy_set_header Host $host;
        proxy_set_header X-Forwarded-Host $host;

        # authentication
        auth_basic           "Area di test - Accesso riservato";
        auth_basic_user_file /etc/apache2/.htpasswd;

Un altro $ systemctl reload nginx.service per caricare la nuova configurazione e voilà!

A questo punto è bastato fare una copia del sito originale con il plugin Duplicator per WordPress, cancellare il contenuto della cartella data e sostituirlo con i due file creati da Duplicator, un archivio e un installer.
Andando all’indirizzo http://MIO_INDIRIZZO_IP/test/installer.php ho avviato la procedura di migrazione e in pochi minuti ho avuto una perfetta replica del mio sito, pronta per essere modificata a piacimento.
Una volta soddisfatto delle modifiche, sempre utilizzando Duplicator, potrò compiere la migrazione in senso inverso, dal server di test a quello pubblico.